LETTERA AI SOCI E AGLI AMICI
Ad un anno dalla nostra presentazione
eccomi a Voi per relazionarvi sul nostro operato.
Il nostro esserci costituiti in
associazione ed il presentarci in pubblico era stato dettato dall'esigenza di
farci conoscere per riconoscerci sempre più e per portare il nostro contributo
operativo all'esterno.
Ci siamo riusciti?
Siamo ancora agli inizi per dare una
valutazione, comunque ci siamo impegnati e abbiamo fatto in modo di ricoprire
quelle aree che erano state programmate. Abbiamo così organizzato dei gruppi
operativi di ricerca e di studio. Paolo Cozzaglio si è occupato di
"Psicologia e religione"; Paola Manzoni e Lorenzo Bignamini di
"Psicologia del maschile e femminile"; io e Clotilde Vecchi di
"Gruppo ed Individuo". Il gruppo di movimento e danza di Donata Zocca
è in fase di progettazione. Segnalo inoltre un gruppo di studio-ricerca di
notevole spessore sul significato e sul senso della sofferenza che fa
riferimento a Francesco Turco.
Dell'attività dei gruppi vi riferiremo in
succinto in queste pagine. Ci stiamo rivolgendo a voi con questo foglio
"numero uno" per poter comunicare meglio fra di noi e per avviare uno
studio di approfondimento-dibattito sugli argomenti che ci stanno più a cuore.
Quest'anno il nostro interesse si basa
principalmente sul concetto di "evolutività". Tale è infatti il tema
portante nella discussione dei nostri casi clinici e tale è l'argomento di
ricerca. A tal uopo invito tutti a collaborare in questa discussione e inviarci
il proprio materiale di ricerca e di riflessione. Evolutività che per me è del
singolo individuo e dell'uomo e porta così il genere umano ad un continuo
divenire e ad una maggiore consapevolezza che, unita ad un atto d'amore,
permette sempre più la crescita.
Colgo l'occasione per ringraziarvi per
tutto quello che avete fatto e farete.
Ancora grazie e saluti dal profondo del
mio cuore.
GRUPPO
PSICOANALISI E RELIGIONE
Il gruppo si è incontrato una volta al mese a partire da maggio 1999.
La prima domanda che è sorta spontanea é se i presenti hanno dei momenti di meditazione: tutti i partecipanti rispondono affermativamente e riferiscono modi diversi di meditare.
Come metodologia si decide allora di partire dalle proprie personali esperienze di spiritualità e di religione, al di là delle impostazioni “teoriche” che sono state trasmesse dall’educazione o dalle istituzioni religiose.
Dalle esperienze personali emergono quindi delle domande e degli spunti di possibile approfondimento:
- il senso e l’esperienza del dialogo con Dio, che per alcuni é stato sperimentato come “il parlare con una vera persona, interna”
- il problema del contrasto (come spesso è presentato) tra fede e ragione
- l’aspetto femminile di Dio: un Dio maschile è sentito come un’immagine imposta, a livello istituzionale, dal sacerdozio maschile. La percezione più sentita di Dio é quella invece di una relazione tra maschile e femminile, che va recuperata nell’immagine divina
- il problema del divenire della vita e del cambiamento del mondo: perché le cose cambiano? Cosa succede dopo? Cos’é la morte? Il mondo che fine farà? Il senso del cambiamento coinvolge necessariamente Dio.
- il problema della sofferenza e del male
In particolare si riflette sul problema del dialogo e del rapporto con Dio e sul problema della nostra individualità, che rimanda al problema della morte. Tutto si dissolverà dopo la morte? Sarà una “fusione” con Dio come sembrano suggerire alcune filosofie orientali, o ci sarà sempre un Tu cui rivolgersi o con cui dialogare?
Vengono riferite esperienze della morte di amici e parenti, vissute non come una fine, ma come una trasformazione. Piuttosto si propone il problema della sofferenza fisica che rimanda al problema del male. Alcuni partecipanti testimoniano come i momenti di cambiamento siano sempre stati accompagnati da una sofferenza, e ci si chiede se essa sia necessaria al procedere della conoscenza; tuttavia si nota come molte persone, pur soffrendo, non arrivano ad una conoscenza superiore, e questo pone un dubbio in proposito. Si pone allora il problema di una sofferenza cui si dà un senso, e una sofferenza cui non si dà; tra un vissuto individuale della sofferenza, e un vissuto universale, nel quale forse va calato il senso. Forse la sofferenza non é il “mezzo” per raggiungere la conoscenza, ma é la manifestazione del cambiamento: come il parto. Il gruppo conclude osservando che molte problematiche che emergono in relazione alla religiosità e a Dio, non sono per niente degli interrogativi astratti, ma scaturiscono dalla propria pratica esperienza. Questo rende anche più concreto il porsi le domande e il cercare le risposte.
Nel corso dell'anno si sono accostati al gruppo due tipi di persone: il primo "senior" per età, il secondo composto da giovani.
La differenza d’esperienza di vita dei due gruppi ha stimolato differenti tipi di discussione. Prevediamo in futuro un gruppo che comprenda entrambi per un'integrazione intergenerazionale foriera d’evolutività.
Il gruppo senior ha discusso la questione maschile-femminile in una prospettiva di sintesi, con una visione in grado di comprendere entrambe. Questo processo di integrazione riflessiva libera nelle nostre scelte affettive il peso ed i condizionamenti del passato, organizzati intorno alle storie familiari dei rapporti e legami originari con le figure paterne e materne.
La sintesi nasce superando l'antica paura dell'altro, della violenza che egli può esercitare su di noi inglobandoci, e recuperandolo dentro di noi dialogando con lui interiormente in una relazione creativa e delicata che lo lasci in ogni modo integro e diverso da noi.
I giovani hanno compreso che la questione maschile-femminile è più profonda dell'esame sociale e culturale dei fenomeni di maschilismo e femminismo; anche perché, nella loro generazione, hanno riscontrato meno ostacoli o condizionamenti di quelle precedenti. Una riflessione che si è subito posta, è stata desunta dalla peculiarità delle storie familiari attuali con alta incidenza di separazioni e ricomposizioni di nuclei familiari allargati. Si è accostato così il concetto di separazione a quello d’integrazione, non solo nella coppia dei coniugi, ma anche nella dialettica tra figli e genitori che è lo strumento di comprensione generale delle relazioni interpersonali.
L'amicizia è l'argomento catalizzante il gruppo e si discute le differenti modalità di viverla: la relazione tipo "amico del cuore" rispetto al rapporto cameratesco in cui ci si aggrega su interessi comuni ed occasioni più limitate.
L'altra questione di fondo è quanta continuità ci sia tra amicizia e rapporto d'amore, o se quest'ultimo è da considerare peculiare.
Un altro modo di contribuire alla discussione sul maschile e sul femminile è quello di inviare le proprie riflessioni e storie all'indirizzo di
E-mail: paolaman@libero.it
Riceverete risposte personali che troveranno valorizzazione sul notiziario CEPEI.
Paola Manzoni
Il nostro lavoro si è articolato in sette incontri durante il 1999, e continuerà nel prossimo anno.
L’interesse è rivolto allo studio del gruppo nelle sue varie funzioni, da quella terapeutica a quella di ricerca.
L’attenzione è mirata particolarmente all’aspetto comunicativo con cui il soggetto si rapporta all’altro e tale aspetto è vissuto sulla nostra comune esperienza, non solo di fatti acquisiti, ma anche dell’esperienza coinvolgente che insieme si vive.
Il confronto delle esperienze e delle riflessioni che ne scaturiscono risultano essere molto importanti e fondanti.
Si è lavorato su vari argomenti e principalmente sullo spirito di gruppo, ossia sulla cosiddetta mente di gruppo, che viene definita come una sorta di mente sovraindividuale, più competente, più flessibile, più intelligente della mente individuale di ogni singolo partecipante.
Questo è però un punto di arrivo. Un gruppo ha bisogno di molto lavoro per funzionare a tale livello, ma è allora che il gruppo diventa creativo e veramente terapeutico-trasformativo.
GRUPPO SULLA
SOFFERENZA DEL CORPO
Il gruppo ha iniziato la sua attività nel marzo del corrente anno.
I temi inizialmente trattati sono stati quelli del significato della malattia, della sofferenza e della guarigione. Essi sono apparsi subito come fortemente interconnessi: se infatti la malattia reca con sé il messaggio di rottura di un equilibrio o di un ordine costituito, la guarigione dovrebbe essere interpretata conseguentemente non come la restaurazione di quell’ordine di cui il male ha mostrato la fragilità o la inconsistenza, ma di rinnovamento del proprio sistema di vita.
A questa tematica si connette naturalmente il problema della morte, del suo significato nella vita terrena, della paura della morte come generatrice di tutte le paure, della consapevolezza della mortalità del corpo e della necessità di superamento della finitezza della vita; superamento che solo concede di accedere alla comprensione profonda del senso della vita stessa.
Questo porta, quasi logicamente, a considerare la trascendenza, la spiritualità e la connessa dimensione religiosa, sebbene tali temi non sono da ritenere centrali negli interessi di questo gruppo.
Altri aspetti che si collegano direttamente alla malattia e alla guarigione, sono quelli del rapporto medico-paziente e paziente-istituzione sanitaria.
Per il primo aspetto si tratta di capire in che modo una relazione costruttiva tra medico e paziente, di natura quanto possibile intersoggettiva, possa influenzare e addirittura attivare il processo di guarigione, inteso in senso lato.
Per il secondo aspetto, il problema è di capire quali possano o debbano essere gli spazi di autodeterminazione del paziente nel curare sé stesso, quali le modalità nel dialogare con l’istituzione, problema che si riporta più in generale con il proprio modo, più o meno cogente, di vivere il principio di autorità, ovvero la legge del padre. Questa tematica può presentare una sua estensione interessante sul modo d’approcciare la conoscenza in campo medico, e sull’eventuale necessità di una modalità alquanto diversa da quella –tradizionale delle scienze cosiddette esatte. In particolare ci si pone il problema del senso causalistico della malattia (avviene così… dunque succede questo…) o piuttosto quello del senso sincronico della malattia (ciò che avviene in me e nel mio corpo è per me significativo).
APPUNTI-Il Centro di Psicologia Evolutiva Intersoggettiva
nasce nel 1995 dall’incontro di cinque persone
-Antonino, Paolo, Lorenzo, Sergio, Paola- come gruppo psicoanalitico di discussione di casi clinici. La discussione che ne è seguita ha portato alla ricerca di un sapere psicoanalitico integrato, che ha individuato nei messaggi dell'inconscio una traccia per un percorso comune. In effetti, i membri del gruppo si accorgevano che il “centro” del gruppo stesso, il suo perno, era costituito da due “attrattori”: l'idea di evoluzione e quella di intersoggettività. E’ proprio dal riconoscimento di questi attrattori che il gruppo, il 26 settembre 1998, ha sentito l’esigenza di darsi un’identità come “Centro di Psicologia Evolutiva Intersoggettiva”, includendo nel proprio nome il fulcro della propria riflessione
Durante la discussione dei casi clinici, ci siamo accorti che la comprensione della storia particolare del soggetto su cui ci stavamo confrontando non poteva prescindere dal tempo. Il “tempo” può essere inteso come quel vettore carico di senso, quella direzione verso la quale si muove la vita stessa della persona; ogni azione, ogni comportamento, ogni scelta, ogni situazione nella quale la persona si muove e si situa, non é intercambiabile, ma segue un “filo del discorso”, dove passato, presente e futuro non sono la stessa cosa ma, al contrario, possiedono una polarità di significato. In altre parole, il soggetto non era esaminato nel punto-momento dell’osservazione come un’entità statica, composta da sintomi, simboli e problematiche date una volta per tutte; al contrario, la storia reale della persona, e del linguaggio simbolico con cui ci parlava (i sogni), mostrava una struttura dinamica, fatta da un percorso verso l’individuazione.
I simboli che via via accompagnano il soggetto nel corso dell’individuazione, ci confermavano la loro appartenenza ad un linguaggio extra-individuale, collettivo, comune a tutti gli uomini, che ampliano la veduta semplicemente egoriferita della propria realizzazione personale. Inoltre i simboli e le storie personali si manifestavano sempre più rivelatori di un percorso universale, inserito nella storia di tutto l’essere, dove le problematiche personali manifestavano gli interrogativi del cammino di conoscenza di tutta la realtà vivente. In questo senso il percorso individuale del soggetto lungo la propria individuazione segue la legge dell’evoluzione insita in ogni essere, le cui caratteristiche formano una triade dialettica:
1) ogni evoluzione avviene secondo una direzione temporale (come abbiamo già detto).
2) la direzione evolutiva rende sempre più complessa, ma allo stesso tempo unitaria, la struttura dell’organismo che evolve (e così é anche della personalità del soggetto in evoluzione). Questo comporta una crescente concentrazione di energia e di possibilità di conoscenza.
3) l’evoluzione non procede esattamente secondo una linea continua, ma per “salti” evolutivi (nello stesso modo in cui procede l’individuazione) che corrispondono poi a salti energetici e a salti di conoscenza e di consapevolezza.
Proprio dall’evidenza di questa condivisione evolutiva del percorso del soggetto con quello di tutta la realtà vivente, oltre la discussione dei “casi clinici”, percepivamo come ogni incontro umano - e nella fattispecie l’incontro analitico - diventa un momento ritmato, una danza trasformativa giocata sia in senso orizzontale di allargamento verso nuove coscienze e nuove conoscenze, sia in senso verticale verso il raggiungimento del sé universale.
Ecco allora il primo attrattore del gruppo, perché attrattore di tutta la storia universale: la tensione della vita verso il senso ultimo dell’essere, verso una progressiva evoluzione data da continui salti di conoscenza che abbraccino sempre più la totalità. Nelle storie individuali questa dinamica evolutiva si manifesta nel linguaggio dell’inconscio che é poi il linguaggio rappresentativo di ciò che non é ancora conosciuto dell’essere, ma che preme per una sua conoscenza. Conoscenza, attuata tramite il procedimento riflessivo proprio del metodo analitico, che travalica i confini personali per inserirsi in un contesto cosmico. Ben lungi da un mero significato particolaristico e contingente, le storie “cliniche” da noi esaminate, interloquivano con il nostro stesso essere per rivelarci il senso delle problematiche comuni e universali.
Evoluzione della personalità quindi come percorso della conoscenza che l’uomo fa, in quanto soggetto riflessivo, di tutto l’essere.
Paolo
Cozzaglio