Il CEPEI, come centro studi evolutivi ed intersoggettivi, non può non interessarsi di educazione.
E’ iniziato in aprile un nostro gruppo-studio pilota in tal senso e chiunque sia interessato è invitato a mettersi in contatto con Antonietta Corti (che lo coordina) come specificheremo meglio nella sezione “attività” di questo notiziario.
L’educazione investe e copre l’intera vita dell’uomo e lo accompagna nel suo integrale ed armonioso sviluppo di individuo.
L’educazione chiaramente coinvolge l’uomo e se ne prende cura fin dall’inizio della sua esistenza ed educare è farlo rientrare in quel sistema di valori e di conoscenze che definiamo cultura.
Educare è altresì stimolare la formazione del suo senso di responsabilità e della sua coscienza di esistere.
Soprattutto nell’età infantile educare è sinonimo di istruire e l’istruzione è possibile solo dopo che l’identità si sia costruita e, come è noto, l’identità si costruisce a partire dal riconoscimento dell’altro e qui il discorso si apre all’intersoggettività.
L’educazione investe precipuamente il mondo dei sentimenti e questo permette una crescita emotiva che va ad innestarsi nell’evolutività del soggetto.
“RICORDI,
SOGNI, RIFLESSIONI”
L’adolescenza in una prospettiva evolutiva (-3-)
L’immagine della croce in tre
casi clinici
Eros, a 18 anni nel
tentativo di separarsi dalla relazione simbiotica con la madre crolla in un
breakdown psicotico caratterizzato dalla presenza di voci di entità spirituali
conflittuali (una il bene, l’altra il male) e tenta di compiere il gesto del
sacrificio di sé gettandosi sotto una macchina sospinto dalla voce negativa. La
madre era stata abbandonata dal marito appena nato il figlio, in quanto il
padre contemporaneamente aspettava un’altro figlio da un’altra donna. Rimasta
sola si dedicava a questo dio dell’amore passionale che è Eros (il vero nome
che il paziente mi ha autorizzato a citare nel lavoro) unico frutto di una
relazione d’amore che inaspettatamente veniva meno. Eros vive per alcuni anni
un’esistenza delirante, non accettando le terapie e mai distaccandosi dalla
casa materna. Avendo recuperato il rapporto con il terapeuta dopo alcuni anni
accetta prima dei colloqui, poi inizia un percorso analitico (che durerà in
maniera continuativa e regolare per circa tre anni) con il gioco della sabbia costruendo delle immagini che
evidenziano inconsciamente il livello pregenitale della problematica
intrapsichica, gli permettono di accedere ad una terapia farmacologia prima
rifiutata. In Eros il problema irrisolto si manifesta durante le fasi della
media adolescenza dove maggiori sono le spinte ideali, il richiamo
all’appartenenza di gruppo e alla ricerca di una autonomia. Come abbiamo visto
nella parte generale questi sono elementi presenti assieme ad altri nello
sviluppo dei giovani. In Eros la mancanza del padre che a fine analisi viene
recuperato e con cui ora collabora nel lavoro, il fatto che la madre
abbandonata deve vicariare sia la funzione materna che quella paterna, le
spinte istintuali e i meccanismi di difesa primitivi, cooperano ad evidenziare le debolezze della struttura
intrapsichica ed affettiva del ragazzo. Eros nella prima adolescenza aveva
svolto gli studi regolarmente poi aveva iniziato a lavorare a 15 anni; in
genere aveva buone relazioni con gli amici anche se non aveva mai avuto
relazioni affettive significative. Verso i 16 anni aderisce a gruppi religiosi
di tipo mistico, e con gli amici di sempre sogna un viaggio in Irlanda terra
magica e mitica. Gli amici partono ed iniziano a lavorare, prendono una casa:
lui deve raggiungerli. Più se lo impone più le voci si fanno forti, i conflitti
interni tra bene e male più drammatici: la tensione, e la paura di spezzare il
legame con la madre è sempre più forte. Partire è abbandonare la madre: così
facendo farebbe come il padre. La voce ordina di buttarsi a terra sotto la
macchina perché noi “siamo polvere e alla polvere ritorneremo”. Nel lavoro
analitico con il gioco della sabbia crea spontaneamente delle immagini nel
contenitore con un perimetro prestabilito e con l’ausilio di innumerevoli
piccoli oggetti rappresentanti il mondo: Eros crea simboli primordiali come il
cerchio ed il quadrato che poi si sviluppano in una svastica spiraliforme a
quattro braccia che spezzatasi in
immagini successive si ricompone alcuni mesi dopo nella comparsa della immagine
della montagna che sta a rappresentare la possibile risalita e
verticalizzazione. Nell'immagine finale della partita di pallone, gli opposti all'inizio in conflitto dentro
di lui, possono coesistere senza distruggersi nelle due squadre che si
fronteggiano per gioco. Nel suo processo con le immagini Eros utilizza tutti i
principali simboli che la tradizione ci riferisce come i segni che l’umanità ha
lasciato nel suo divenire. La svastica è il simbolo primordiale che precede con
lo stesso significato nella storia dell’umanità la croce che è il terzo dei
quattro simboli fondamentali, insieme al centro, al cerchio e al quadrato. La
croce compare nelle sabbie di Eros come svastica e in alcuni sogni dove
appaiono delle croci latine (patibolum) vuote in un deserto poste
circolarmente. La croce infatti
stabilisce una relazione ben precisa con gli altri quattro simboli:
l’intersezione delle sue rette coincide con il centro, che essa apre
sull’esterno, iscrivendosi inoltre nel cerchio che a sua volta, divide in
quattro segmenti. Genera il quadrato e il triangolo quando le sue estremità
sono collegate da quattro rette. Come il quadrato, la croce rappresenta la
terra, di cui però esprime gli aspetti intermedi dinamici e sottili. La
simbologia del quattro si ricollega in gran parte a quella della croce, in
quanto designa un certo gioco di relazioni all’interno del quattro e del
quadrato. La croce assume poi
significati d’orientamento spaziale, animale e temporale che la pone in
relazione con il trascendente. Ha funzione di sintesi e di misura in essa si
congiungono il cielo e la terra, si mescolano il tempo e lo spazio. E’ simbolo
della mediazione e via di comunicazione, è diffusione ed emanazione ma anche
raccoglimento e ricapitolazione. Eros che si è gettato a terra nel sacrificio
di sé, compie interiormente un nuovo sacrificio simbolico con il lavoro
analitico non verbale con le sabbie che lo porta a distanza di 7 anni dal suo
scompenso a reintegrare ad un livello precosciente le sue parti scisse e
frammentate, permettendogli di riprendere una vita di adattamento e di
relazione. Per un soggetto psicotico il potere accedere ad un canale
comunicativo non verbale dove possa esprimere simbolicamente le distorsioni
cognitive e le conflittualità emotive, come nel gioco della sabbia è via di
principale di reintegrazione di
parti altrimenti di difficile
accesso al lavoro terapeutico.
Soraya,17 anni,
durante la prima seduta di terapia della sabbia, disegna un crocifisso nella
parte più distante da sé della sabbiera: altri animali la popolano. Vicino alla
sua pancia mette dei serpenti a difesa di una porta. La croce, commenta dopo
che ha finito l’immagine, rappresenta la sua situazione dove ha dovuto
sacrificare se stessa perché sente il peso di sostenere un padre che lei vive
come depresso, abbandonato dalla madre che lei giudica frivola e superficiale.
La ragazza, molto brava a scuola, frequenta gruppi religiosi di volontariato, pur
essendo la madre di un’altra religione ma non praticante ed il padre cattolico.
Sente di inibire i suoi istinti, svilisce il suo corpo, assumendo ecstasy ed
alcool, perché non riesce ad essere come la madre vorrebbe, brillante e
seduttrice, gioco che riesce alla sorella minore che infatti vive ora con la
madre, mentre Soraya a causa di gravi attacchi di panico, è andata a vivere con
il padre con cui d'altronde sta sempre peggio. Nella parte iniziale
dell'analisi, compaiono immagini della sua morte in croce, che lei commenta
come una condizione sia di morte ma anche di possibile liberazione dal dolore e
dal panico che le impediscono di vivere un’esistenza normale. La croce man mano
viene sostituita da immagini meno drammatiche dove lei si trova a camminare e a
trovarsi a dei crocicchi senza sapere quale direzione prendere e che la aiutano
a sviluppare la consapevolezza di
dovere recuperare una sua dimensione equidistante dal padre e dalla madre
andando oltre il sacrificio di sé, consapevolezza che con il tempo si manifesta
con sogni di viaggio e di corse a cavallo come passaggio dalla passività alla
maggiore libertà.
Se da una parte la
croce rappresenta bene nella tradizione giudaico-cristiana un 'immagine ben
precisa, la croce come dinamica psicologica simbolica sottende numerose
immagini. L'orizzontalità collegabile alla terra, alla relazione, al materno
(dimensione della funzione dell'Eros) è perpendicolare alla verticalità, allo
sviluppo verso l'idealità, mondo del padre e del pensiero (dimensione della funzione
del Logos). Il punto di intersezione delle due rette è il punto nodale del
discorso fin qui svolto: questo è il
punto centrale dell'uomo che per la prima volta durante l'adolescenza si trova
crocifisso tra le due tendenze (orizzontale e verticale) e deve compiere qui
l'operazione di contenimento e di governo delle tensioni. Questa operazione di
portare la croce, di reggere le tensioni opposte, si ripeterà periodicamente
nello sviluppo evolutivo ed anche la morte biologica rappresenta per l'uomo moderno
questo passaggio evolutivo. Le due dimensioni rappresentano la dinamica stessa
della esistenza che nel discorso psicologico junghiano è la dialettica degli
opposti. Le immagini dei sogni in molti adolescenti con cui ho lavorato si
rifanno come in Soraya al crocicchio tra più strade, alla caduta in ascensore
che compare dopo imprese eccessive, maniacali, da brivido dove anche qui la
caduta è stata interpretata come un riprendere contatto con l’orizzontalità
terrena dopo salite ideali, mistiche, di inflazione del pensiero. Anche qui
come nella crocifissione la dinamica psicologica espressa descrive prima la
situazione intrapsichica, poi il prendere consapevolezza con la riflessione
nell’immagine per poi distanziarsi dai contenuti psichici espressi. La capacità
di riflettere e di cogliere il significato delle immagini permette a Soraya,
così come ad altri giovani di accettare una condizione a volte dolorosa ma
attraverso cui si sta transitando nella prospettiva di una trasformazione di sé
e di ciò che li circonda.
Guido 12 anni, viene
in analisi perché inchiodato al destino d'essere figlio di un uomo che ha
abusato fisicamente delle altre 4 figlie e che a sua volta è stato abusato dal
padre. Le immagini con le sabbie prima confuse di conflitti ed imprese belliche
tra tre eserciti ognuno in lotta tra di loro, si trasformano gradualmente in
una lotta tra due eserciti che prima si fronteggiano e poi si uniscono in file
che si incrociano per parate militari con bandiere e squadroni a cavallo. La
croce precisa e minuziosa che deriva dalla parata, porta Guido, dopo un anno
circa di percorso terapeutico, a chiedere dolorosamente e faticosamente a se
stesso quali torbidi accadimenti avessero portato alla brusca separazione dei
genitori e al fatto che non vedesse mai il padre. Inizia inoltre a pretendere
dalla madre risposte chiare su quello che è successo. E' stato con la comparsa
dell’immagine dell’intersezione perpendicolare tra file di soldati non più in
guerra che Guido ha potuto reggere la tensione tra sentimenti opposti e
conflittuali contenuti in sé, cercando di districare la matassa confusiva di
emozioni, pensieri e sentimenti dentro di lui.
I latini fecero loro
la parola crux per indicare lo strumento di tortura dove il suppliziato veniva
legato od inchiodato e lì lasciato morire.
La croce rappresenta quindi sia il simbolo del sacrificio sia del riscatto
dell’uomo: l’alfa e l’omega, inizio e fine. La croce schiaccia e doma Satana il
serpente antico che cerca di uccidere l’anima (colomba) che guardando la croce si rende immune dal suo veleno mortale. Il
male che è dentro l’inconscio dell’uomo richiede uno strumento di riscatto e di
purificazione: la croce come strumento di tortura e supplizio diventa se presa
su di sé liberazione e purificazione dalla negatività. Guido deve vivere dentro
di sé il dolore per un male che non gli appartiene ma di cui egli stesso è
vittima: questo male, che rappresenta secondo Jung il rimanere nella famiglia
endogamica ed incestuosa, se non portato alla luce della coscienza dalla profondità
delle tenebre potrebbe perpetuare la dinamica. In Dante la croce è il simbolo
della gloria eterna acquisita con il sacrificio e culminante in una felicità
estatica. La croce del Cristo nella scolastica medievale assurge a simbolo
dell’albero della vita. Scrive San Bonaventura: “La croce è un albero di
bellezza: consacrato dal sangue di Cristo, esso è colmo di tutti i frutti”. La
mistica della croce è quella in cui si vive, per un dono d’amore infuso,
l’esperienza stessa interiore di Gesù crocifisso (“i sentimenti che furono in
lui”, cf, Fil 2,5), provandone assieme tutta l’amarezza e tutta la divina
profondità, che è la stessa volontà di salvare ad ogni costo il mondo”. Guido a
distanza di un anno inizia ad esprimere in modo più chiaro e lucido quello che
prima era oscuro: per la prima volta compaiono immagini di natura, animali a
rappresentare la manifestazione degli istinti che iniziano a muoversi dentro di
lui. Scompaiono i momenti di furia aggressiva che lo avevano portato al culmine
della compressione dei suoi istinti, due anni prima, ad aggredire una bambina
della sua età spezzandole il braccio. Come afferma Alice Miller (1979, 1980), nei suoi lavori sulla violenza
sui bambini, le gravi patologie nascono dall'impossibilità di dare espressione
verbale o mimica al proprio dolore, alla propria ira o alla ribellione di
fronte alle prevaricazioni subite per cui il bambino che non ha espresso i suoi
istinti per piegarsi alla volontà dei genitori presenta un vuoto lasciato dalla
rimozione emotiva e dalla perdita dell'identità. Questo spazio potrà essere
riempito da esperienze abnormi che possono anche essere un perpetuare
inconsapevolmente il problema genitoriale. Guido dopo che ha iniziato la
terapia riesce a concentrarsi, ad andare d’accordo con i suoi amici, e ad
essere più gentile con le ragazzine. Durante una seduta mi dice che “sento
sulle spalle la croce della vita”, perché lui è l’unico maschio in casa e le
sorelle e la madre sono un “po’ all’aria”. Questo senso di doversi occupare
emotivamente dei problemi familiari e poterne parlare in analisi, gli permette
gradualmente di prenderne distanza, di riconoscere i sentimenti d’amore accanto
a quelli di rabbia nei confronti del padre che ha in seguito saputo “non si è
comportato bene con le sorelle e che ha fatto soffrire la mamma”. Il percorso
interiore seppure doloroso è iniziato e per Guido almeno un po’ di luce si è
aperta tra le nebbie in cui era
avvolto.
dr. Lorenzo
Bignamini
GRUPPO
PAIDEIA: Il rapporto educativo come rapporto intersoggettivo
Il 6 aprile si è costituito un nuovo
gruppo di Soci sul tema dell’educazione, coordinato da Antonietta Corti. Questo
tema è particolarmente sentito da molti soci che, pur in ambiti diversi
(insegnamento, psicomotricità, attività espressive, ecc.) si occupano delle
problematiche legate all’educazione nelle diverse fasi della vita
dell’individuo.
Educazione come tematica sicuramente
cara al CEPEI, visto che in essa, ancora una volta, si declinano le dinamiche
dell’evolutività e dell’intersoggettività.
Educazione ed evolutività della personalità sembrano quasi termini tautologici,
visto che nell’etimologia stessa di “educare” (ex-ducere) è contenuto un dinamismo che apre le porte alla
dialettica della personalità. Ma ci si può chiedere se questo dinamismo non sia
una méta da raggiungere, piuttosto che un dato assodato, visto che spesso
“educazione” sembra essere piuttosto un concetto statico ed oggettivizzato,
anche nella lingua parlata (“ti manca l’educazione…”). Per quanti di noi il
periodo dell’educazione famigliare ha costituito l’acquisizione di una serie di
norme, e quello dell’educazione scolastica una serie di nozioni? Come si
declinano nella realtà evolutività ed educazione? Rimembranze di Russeau fanno
eco a questa domanda. Per quanto riguarda la psicologia del profondo, non è un
caso che i padri della psicoanalisi si siano occupati a loro volta
dell’educazione. Dalla psicoanalisi freudiana è nato il filone della psicologia
dell’Io e delle relazioni oggettuali. Anna Freud, Melanie Klein, Donald
Winnicott si sono occupati di bambini e di educazione. I critici della
psicoanalisi freudiana (critici, non a caso, verso la concezione deterministica
e statica di Freud) si sono, quasi immediatamente, occupati implicitamente od
esplicitamente di educazione. Adler ha applicato la sua psicologia individuale
nel dialogo con le istituzioni educative. Jung ha scritto dell'educazione e
forse ne ha esteso la portata a tutte le età della vita con il concetto di
"individuazione". In “psicologia analitica ed educazione” (1924) Jung
dirà: “la vita eternamente mutevole dell’anima è una verità più grande, anche
se più scomoda, della sicura rigidità di un unico punto di vista”.
Educazione ed intersoggettività sono altri due termini in stretta relazione tra
loro. In realtà potremmo dire che in origine il rapporto educativo nasce come
rapporto interdipendente, anche solo per la distinzione dei ruoli di “chi
apprende” e di “chi insegna”. Nel rapporto spesso si struttura la dinamica
soggetto-oggetto, docente-edotto, maestro-allievo. La famosa domanda “può
l’allievo superare il maestro?” forse ci evidenzia nella sua semplicità la
dinamica della dipendenza. Sappiamo tuttavia che oggi spesso si parla di
“soggetto dell’educazione”, forse come tentativo di uscire dalla dinamica
educativa interdipendente, che poi è spesso accompagnata dalla concezione
statica dell’educazione, come abbiamo visto precedentemente. Ancora una volta
possiamo chiederci come si attua, nella realtà quotidiana, questo recupero
della soggettività nel percorso educativo? Anche qui, forse, ci troviamo
davanti a una méta piuttosto che a un processo assodato. Alla domanda se lo
psicoanalista modificasse il processo individuativo dell’analizzato, Jung
rispondeva di no, affermando che il processo di individuazione era comunque un
processo spontaneo, anche se non autonomo. In questa affermazione lasciava
intendere che entrambi i soggetti del percorso analitico si individuavano nella
relazione reciproca. Ma come questo avviene nella realtà?
Su tutti questi argomenti il gruppo “Paideia” vuole interrogarsi e per questo si è dato, per quest’anno, tre appuntamenti:
1)I soggetti o
le istituzioni del percorso educativo? (sabato 8 giugno 2002)
2) Lo sguardo
educativo: l’altro mi guarda o mi riguarda? (sabato 28 settembre 2002)
3) Educazione
come sviluppo o come acquisizione di competenze? (sabato 14 dicembre 2002)
Tutti gli incontri si terranno presso
il Convento dei Frati Minori Cappuccini in p.le Velasquez 1 (Milano), con
inizio alle ore 11.00. Possono parteciparvi tutti i soci CEPEI gratuitamente e
anche i non-soci che lo desiderino, assolvendo alla quota associativa per il
2002. Come tutti i gruppi di lavoro CEPEI, è privilegiato lo scambio di
esperienze e riflessioni personali e non la "lezione dotta": per un
gruppo di riflessione sull’educazione e sull’intersoggettività sarebbe un bel
paradosso…
Per ulteriori informazioni e per
comunicare la propria intenzione a partecipare, potete telefonare ad Antonietta Corti: tel. 0341-493845 o 340-6709113. Oppure
collegatevi al nostro sito Web.
Buon lavoro al gruppo!
- SPAZIO SOCI -
Il punto della
situazione sulla psicologia del fumetto (-2-)
4)Comico nero: E’ una categoria costruita appositamente per classificare Alan Ford ed il suo gruppo TNT, un fumetto che alla comicità affianca lo stile grafico, il montaggio ed alcune tematiche caratteristiche del genere nero con cui condivide anche i disegnatori. Presente in edicola da circa trent’anni, Alan Ford offre sette figure maschili, con altrettante possibilità d’identificazione.
5)Nero: Con Diabolik, Satanik, Kriminal e gli altri eroi neri il fumetto inizia negli anni sessanta ad usufruire delle tecniche di montaggio di tipo cinematografico. Gli albi sono caratterizzati da molti episodi di violenza, anche gratuita. Ma i protagonisti delinquenti sono caratterizzati anche da caratteristiche positive, allo scopo di consentire ugualmente l’identificazione. In questi eroi non vi è mai soddisfazione: essi sembrano continuamente in preda alle loro brame che non riescono a saziare. Come se il ripetere le medesime gesta criminose sia l’unico mezzo per difendersi dalla situazione depressiva; si tratterebbe cioè di una difesa maniacale contro la depressione, una difesa che si è stabilizzata attraverso la condotta delinquenziale, in una caratterialità che preserva dal rischio di diventare psicotici. Delle testate, moltiplicatesi non a caso negli anni ’70, oggi rimane soltanto Diabolik, l’unico che ha potuto contare su un saldo legame sentimentale.
6)Albi per ragazzi: alla base delle preferenze per queste testate (Monello, Lanciostory, Skorpio, Intrepido ecc.) c’è una motivazione affiliativa, ed alle tematiche adolescenziali contenute nei racconti si affiancano rubriche inerenti sport, musica e spettacolo; viene continuamente incoraggiato il meccanismo di difesa dell’idealizzazione. E’ un genere che deriva in gran parte da pubblicazioni specializzate nel fotoromanzo e sia nelle storie comiche che in quelle avventurose vi è una potente vena sentimentale, con espliciti riferimenti al melodramma ed al romanzo rosa; si ricorre ad una reiterata e sistematica simulazione del divismo cinematografico e televisivo; i volti di ben noti attori vengono presi in prestito da protagonisti e comprimari dei racconti a fumetti contenuti in questi albi, che attingono continuamente dal deposito mitologico del cinema e dell’industria culturale.
7)Avventure classiche: Si tratta di quei personaggi invincibili ed imperforabili dalle pallottole (Blek, Zagor, Il comandante Mark, Mister No ecc.). Alla base delle preferenze per questo genere di albi vi è il meccanismo di identificazione senza sensi di colpa; nonostante i protagonisti uccidono molte persone, ciò avviene in ambienti esotici o comunque molto distanti (la giungla, l’Amazzonia), e questo giustifica le violenze descritte in questi albi: “tanto è una roba lontana che si usa da quelle parti: se ci fossi potrei farlo anch’io”. La distanziazione spazio-temporale faciliterebbe inoltre nel lettore il liberarsi di immagini archetipiche che altrimenti non avrebbero accesso alla coscienza. I protagonisti sembrano coinvolti in notevoli problematiche edipiche ed il passaggio dal genere comico classico a quello avventuroso, molto frequente nei maschi intorno agli 11 anni, segnalerebbe allora il raggiungimento della consapevolezza delle fantasie di onnipotenza; un’onnipotenza che diventa esplicita e non ha più bisogno di essere mascherata dall’umorismo.
8)Avventure di orrore e mistero: Dylan Dog e Martin Mystère Un quarto di secolo dopo il genere nero Dylan Dog e Martin Mystère rappresentano l’altra grande novità a livello di montaggio e sceneggiatura. Le storie sono montate in maniera assai creativa; realtà oggettiva e realtà soggettiva (sogni, allucinazioni, ecc.) si mescolano, e la dimensione spazio-temporale assume una sincronicità junghiana: la comprensione di questi albi richiede l’elasticità mentale di accantonare la logica causale; in particolare il pensiero dei protagonisti è spesso guidato dalla simultaneità di un determinato stato psichico con uno o più eventi esterni, che sembrano paralleli significativi della condizione momentaneamente soggettiva. Specchio di una generazione che s’interroga sui grandi temi del bene e del male, e che non ha più bisogno di manifestare caratterialità per difendersi dai tratti psicotici. I riferimenti letterari sono molteplici: E.A. Poe, F. Kafka, G. Meyrink, S. Freud e così via; spesso vengono esplicitamente citati. Gli eroi di questi albi si comportano in maniera assai meno violenta di quelli delle avventure classiche, infatti finiscono per prendere più pugni di quanti non ne danno, e sebbene anch’essi si distinguano nel portare con loro assistenti fedeli e singolari, hanno un Super-io molto meno rigido, hanno risolto l’Edipo, e spesso tra un’indagine ed una ricerca si concedono delle avventure sessuali. Le figure femminili che compaiono nelle storie sono generalmente donne indipendenti ed emancipate. Del resto la diffusione di questi albi risale agli anni ’90.
9)Avventure western: Questo gruppo di albi descrive le vicende del periodo storico che vide la grande emigrazione verso le praterie dell’America del Nord. Sono fumetti caratterizzati da un disegno realistico e da personaggi estremamente tipizzati: indiani, pistoleri, sceriffi, ubriaconi ecc. La diffusione di questi albi è in diminuzione. Resiste il mitico Tex; Ken Parker tra gli scomparsi è rimasto un oggetto di culto. Il mondo fantastico evocato dal fumetto western è di tipo adolescenziale: gli eroi di questi albi personificano la “giustizia”, lasciando pensare che il funzionamento psichico di coloro che preferiscono questo genere sia fortemente condizionato da un Super-Io aderente alla tradizione. Infatti, i personaggi di questi fumetti si distinguono per un Super-Io molto rigido; gli eroi con la pistola hanno poche amicizie ma fidate. E’difficile trovare personaggi femminili, tuttavia negli anni ’60 e ’70 fecero una breve comparsa le eroine con la pistola; nessuna di loro ebbe molto successo tranne forse la nuda Vartan, ispirata all’omonima attrice Sylvie.
10)Avventure di fantascienza: Oggi non sempre c’è bisogno di dischi volanti e
navicelle spaziali. Nathan Never ha sostituito Ufo e Gesebel, mantenendo il
meccanismo di distanziazione spazio-temporale che costituisce il presupposto
delle avventure di fantascienza. Gli eroi fantascientifici sembrano
personificare i desideri infantili inconsci di onnipotenza ed immortalità: i
limiti esistenziali dell’uomo, lo spazio e il tempo, che il bambino impara
dolorosamente a conoscere attraverso la separazione e l’attesa, qui sono
infranti. Spesso la realtà viene del tutto negata; un’eccessiva gratificazione
nella fanciulezza determina nel bambino una successiva difficoltà di
adattamento: se il bambino è stato troppo a lungo gratificato resterà poi
frustrato dalle esperienze che non confermano la sua illusione di onnipotenza,
ed incontrerà delle difficoltà nell’accettare la realtà. Il rinforzo
dell’onnipotenza infantile sembra operare in questi albi con un’intensità
seconda soltanto a quella dei supereroi.
11)Avventure poliziesche: Gli eroi di questo
gruppo di albi sono i detectives, siano essi autonomi o dipendenti dalla
polizia. Gli investigatori della letteratura e del cinema sono stati da tempo
adattati al fumetto. Tra le testate più note attualmente, citiamo Julia, Nick
Raider e Cobra.
In opposizione agli
eroi di carta del genere nero che personificano l’istinto, l’Es, i poliziotti e
gli investigatori rappresentano il
Super-Io. I protagonisti di questi albi, sempre coraggiosi, temerari ed infallibili,
possono oggi disporre delle tecniche di montaggio messe a punto per i loro
avversari qualche decennio fa. Oggi concedono qualche cosa di più alle istanze
pulsionali, coinvolgendosi di tanto in tanto in relazioni sessuali. Con i
poliziotti ed i detectives di carta si è creata la possibilità di offrire
l’immagine alle vicende che avevano appassionato i lettori di romanzi
polizieschi, coinvolgendo anche il pubblico non abituato a lunghe letture. Il
modello di protagonista dal coraggio temerario che non si lascia intimidire e
che si sacrifica senza far domande, mettendo generosità e disciplina al
servizio della giustizia è oggi meno estremizzato rispetto a qualche decennio
fa.
Julia Kendall, uscita
in edicola per la prima volta nel ’98 merita di essere segnalata per il notevole
successo che sta ottenendo; prima protagonista femminile di questi albi, Julia
è una criminologa che oltre ad insegnare all’Università, effettua consulenze
per la polizia dell’immaginaria cittadina statunitense di Garden City, dove
collabora con il commissario della centrale ed un suo amico investigatore
privato. L’originalità delle storie, il loro adattamento alla realtà moderna, e
soprattutto l’uso di citazioni letterarie e scientfiche, combinato ad un
efficace montaggio analogo alle avventure del genere orrore e mistero sono gli
ingredienti fondamentali del notevole successo di questo fumetto.
12)Avventure di supereroi: Creati durante la seconda guerra mondiale, questi
personaggi ebbero negli Stati Uniti un grande successo, probabilmente per la loro
funzione rassicuratoria. Thor, Superman, l’Uomo Ragno e gli altri approdarono
in Italia negli anni sessanta ottenendo consensi soprattutto tra i bambini in
fase di latenza, nonostante il caos grafico che non li rende facilmente
digeribili.
In questo gruppo di albi le fantasie di onnipotenza
raggiungono il loro grado più megalomanico. Si offre al lettore un’unica
identificazione con eroi dotati di inverosimili superpoteri. Secondo Imbasciati
e Castelli(1975) questi albi sarebbero preferiti da coloro che hanno disposto
di un’eccessiva presenza parentale, i quali avrebbero un intenso bisogno di
ricreare e rivivere un mondo megalomanico infantile dal quale si sono dovuti
troppo dolorosamente distaccare: l’evasione nella lettura dei supereroi
servirebbe dunque a tal scopo, e sarebbe indice di una difficoltà di
adeguamento alla realtà.
Ancora più patologico è il quadro di Mongai (1983), del quale
riportiamo un esilarante estratto: “I personaggi di questi fumetti hanno in
comune lo spirito missionario, la lotta contro il “male” ed una doppia
identità, ovvero una certa tendenza al travestitismo. Questi signori vivono
prevalentemente di notte, indossando strani costumi attillatissimi, con
stivali, borchie e strani aggeggi ai limti della legalità, e talvolta abbondantemente
oltre; sia per l’uso di armi, sia per il fatto stesso di nascondere la propria
identità. Dunque un connubio di comportamenti schizofrenetici (sdoppiamento
della personalità) e paranoici (deliri di persecuzione, di grandezza,
comportamenti violenti immotivati), su uno sfondo di problemi di identità
sessuale irrisolta (travestimento).”
Se per Imbasciati e Castelli è un problema di maturazione
(impossibilità di distaccarsi dall’onnipotenza infantile), per Mongai il quadro
è ancora più grave (psicosi e sindromi schizofreniche).
13)Albi di guerra: In una vecchia classificazione del
1972, Volpi censiva 19 albi di guerra, tra i più diffusi Super Eroica, Gloria, Pattuglia e Bazooka. Volpi
lamentava che nei contenuti di questi fumetti si esalta pericolosamente la
violenza armata “di chi crede di aver ragione e di essere nel giusto solo
perché veste una divisa, ha una bandiera ed obbedisce ai superiori”.
Oggi, tirando insieme a Volpi un respiro di sollievo,
constatiamo che questi albi sono quasi del tutto scomparsi dalle edicole. Da
un’attenta osservazione, è possibile supporre che buona parte del pubblico di
questi albi era costituito, oltre che da bambini e ragazzi, da adulti di quelle
generazioni che hanno partecipato in prima persona ai conflitti internazionali.
Del resto negli anni 70 ed 80, non era raro incontrare nei mezzi pubblici
attempati signori assorti nella lettura di Super Eroica.
Le avventure di guerra permettono di fantasticare imprese
violente e crudeli senza particolari sensi di colpa, in quanto la critica viene
offuscata dalle giustificazioni relative agli ideali patriottici. In molti di
questi fumetti vi è un continuo tentativo di rendere verosimili le storie,
attraverso le ricostruzioni delle vicende dei due più recenti conflitti mondiali,
o attraverso la rappresentazione minuziosa degli strumenti bellici (armi, carri
armati, ecc.); gli studi psicoanalitici evidenziano che gli interessi per le
munizioni si sviluppano dall’originaria curiosità per gli organi sessuali.
Secondo Imbasciati e Castelli “il genere dei fumetti guerreschi potrebbe dunque
essere rappresentativo di un mondo fantastico pieno di aggressività ed al
contempo di sensi di colpa: sarebbero quest’ultimi che imporrebbero la
giustificazione, almeno formale, delle malvagità.”
Nei periodi immediatamente successivi alle guerre Freud
(1919) e Bion (1948) descrissero le nevrosi di guerra, un particolare tipo di
nevrosi traumatiche; molti dei soldati che ritornati dai campi di battaglia
manifestavano complicazioni psichiatriche, rielaboravano i traumi ivi vissuti
attraverso il noto meccanismo denominato da Freud “coazione a ripetere”. Coazione che ha decretato il successo che
questi albi a fumetti hanno avuto fino a qualche decennio fa.
14)Intellettuale
classico: I fumetti
contenuti all’interno di questi albi sono generalmente legati al nome di
un Autore (Mafalda di Quino, Bobo di
Staino ecc.) e non ci sono dubbi che ognuna di queste creazioni artistiche
possa trovare origine nei vissuti dell’artista, il quale li comunica attraverso
il personaggio. Periodici e libri cartonati di questo genere incoraggiano una
riflessione continua sugli aspetti esistenziali della vita contemporanea; si
tratta di un’introspezione, talora psicoanalitica, in cui gli elementi inconsci
non sono rappresentati come tali, cioè raffigurati in immagini dirette come
avviene ad esempio nelle favole, ma vengono inquadrati nel filtro razionale
della parola. In tal modo le vicende narrate, sia che si tratti di strips o di
lunghe narrazioni, rassomigliano spesso ad interpretazioni psicoanalitiche, e
mai ai fantasmi che la psicoanalisi ha descritto. Il fumetto intellettuale non
risulta allora di facile comprensioneed una sua corretta lettura richiede
elasticità mentale; questo gruppo di albi risulta infatti essere letto
soprattutto da adolescenti ed adulti di cultura superiore.
15)intellettuale
erotico:
Analogamente al genere precedente questi fumetti comunicano attraverso un
codice estremamente elaborato, e riflettono al massimo la soggettività
dell’Autore; tuttavia si distinguono per i frequenti riferimenti a tematiche
sessuali, e per un linguaggio iconico più accurato; l’erotismo costituisce
spesso il filo conduttore delle storie, ma non è fine a sé stesso, e spesso le
narrazioni offrono molteplici chiavi di lettura. Oltre ai periodici Totem,
Blue, Frigidaire ecc. inseriamo in questa categoria anche veri e propri volumi
di Autori come Crepax, Manara ecc. Gli sceneggiatori delle storie contenute in
questo gruppo di fumetti riducono drasticamente l’epos del romanzo d’avventura,
permettendo ai disegnatori di sperimentare immagini; al contrario, altre volte
un disegno standardizzato permette il dipanarsi di narrazioni dai contenuti
assai complessi. Vengono continuamente sperimentate immagini sofisticate e
trame originali. Frezza (1987) ha evidenziato come queste riviste, attraverso
rubriche di posta ad hoc mantengono un costante contatto con l’immaginario
sessuale, e non, dei lettori. Ne nascono personaggi che esprimono la loro
soggettività, sfuggendo a qualsiasi tentativo di categorizzazione. Alcuni
autori privilegiano un immaginario tecnologico legato alle forme iconiche dei
giochi elettronici, dell’informatica, e della videomusica. Altri privilegiano
un immaginario satirico, diretta conseguenza della loro esperienza politica.
Altri ancora (Manara, Saudelli, Crepax) pongono al centro delle loro opere
l’immaginario erotico dei lettori.
16)Erotico: La diminuzione di testate che questo
raggruppamento ha fatto registrare negli ultimi 20 anni dipende da molteplici
motivi: la caduta dei tabù sessuali, e soprattutto la possibilità di reperire
materiale erotico di altro tipo (videocassette ecc.).
Gli elementi tipici di questi albi sono l’immagine del nudo e
del coito, e la prevalenza del linguaggio iconico rispetto a quello verbale: le
narrazioni rinunciano spesso al principio di non contraddizione, divenendo
talvolta prive di senso. La sessualità viene rappresentata, il più delle volte,
in abbinamento alla distruttività, e l’Eros si trasforma in Thanatos:
divorazioni torture e stupri sono temi ricorrenti. Altrettanto ricorrenti sono
le rappresentazioni dell’attività sessuale pregenitale, ed alcuni albi sono
interamente dedicati alle perversioni (esibizionismo, voyeurismo, feticismo,
sadomasochismo).
Il fumetto erotico nasce in Italia negli anni 60’; prima le
donne e gli uomini di carta potevano spogliarsi soltanto nella giungla (Pantera
Bionda, Tarzan ecc.) ma il boom vero e proprio avviene negli anni 70’ quando in
edicola sono disponibili una quarantina di testate (Volpi, 1972); in quegli
anni era possibile individuare varie sottocategorie: rivisitazioni di
avvenimenti storici o mitologici (Messalina, Saffo), o di personaggi classici
dell’erotismo (Emanuela, De Sade), gruppo pornofavolistico (Biancaneve,
Cenerentola). A seconda delle testate l’erotismo veniva presentato unitamente
ad altri contenuti: avventura, orrore, stregoneria (Oltretomba), violenza,
sadismo, cannibalismo, vampirismo ecc.
La mia classificazione del 1992 è successiva a quella di Volpi che risale al 1972, ma richiede al più presto un aggiornamento, in quanto non vi sono compresi i nuovi albi a fumetti di provenienza soprattutto giapponese (Dragonball e tutti gli altri manga), mentre altre testate sono scomparse dall’edicola (Tiramolla, Il piccolo ranger, Gesebel ecc.).