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GRUPPO SULLA SOFFERENZA DEL CORPO

 

 Il gruppo nasce il 18 dicembre 1998 dalla proposta di Francesco Turco che, partendo dalla propria esperienza personale, formulò la seguente proposta:

Vengo ora alla proposta, sorretta e corredata dalla mia personale esperienza e testimonianza, proposta che è quella di avviare una attività sul tema della sofferenza del corpo, sulla malattia, sul dolore.

Tra i promotori del Cepei ci sono ovviamente esperti di sofferenza: della psiche, della mente, del sociale. E le problematiche legate alla sofferenza del corpo possono certamente essere ricondotte a quelle più generali della sofferenza tout-court. Ma, da una parte, la sofferenza del corpo riveste aspetti di specificità legati soprattutto alla gravità, alla drammaticità, all’urgenza con cui spesso il problema si presenta; dall’altra parte l’immediatezza della sua percezione induce o meglio costringe chi ne è colpito, in modo assai più cogente che per altre sofferenze, maggiormente occultabili a se stessi, a intraprendere un percorso conoscitivo nel profondo. Il tema della sofferenza del corpo si collega infatti a interrogativi e questioni cruciali dell’esistenza: la paura e il significato della morte, l’eternità o meno della vita, il senso della sofferenza e del dolore, il significato della malattia e della guarigione. Vale poi la considerazione che non vi è forse nessuno che non sia stato toccato, in misura più o meno diretta, dall’esperienza della sofferenza propria o di propri congiunti.Tutto ciò rende bene la rilevanza del tema: partendo dal dato immediato di percezione del corpo, siamo condotti, nostro malgrado, ad avvistare quella frontiera che dirime tra il sapere di sé quale realtà soltanto materiale, condannata al disfacimento nel nulla, e la coscienza di sé quale parte dell’ordine sotteso al tutto.Confine decisivo, il cui passaggio spalanca un orizzonte vastissimo, non solo in termini di riflessione e quindi di crescita, ma anche, a mio avviso, in termini cimici e terapeutici.

 

Alla morte di Francesco, nel 2000, il gruppo è proseguito coordinato da Paola Manzoni sino al novembre 2002, quando di comune accordo si è deciso che questa esperienza poteva ritenersi conclusa. Paola così riassunse il percorso di quattro anni di lavoro:

Gli anni che abbiamo attraversato recentemente sono stati terribili, perché ci hanno esposto alle perdite degli affetti più cari, talvolta secondo il graduale ed ineluttabile evolversi della vita, altre volte in modo più violento, irrompendo nella nostra esperienza attraverso la malattia di un congiunto o di un amico.

Rispetto a questo vissuto che ha accomunato un numero molto ampio di persone che gravitano attorno al CEPEI, in modo non dissimile a quanto avviene per altri gruppi sociali che aggregano membri di mezza età, il gruppo sulla sofferenza del corpo ha avuto il valore straordinario di fornire uno spazio dove il dolore poteva essere portato e lenito attraverso l’ipotesi di un senso evolutivo immanente anche all’atto finale della vita, nella prospettiva del tutto “laica” che ci caratterizza. Rispetto a questo discutere o più semplicemente starci accanto provo quasi un sentimento di fierezza, perché penso che ci siamo dati un tempo umano che molti altri non riescono a trovare.

Talvolta ci sono stati toni eccessivamente eroici, forse scaramantici: sarà pur vero che la morte è sorella o addirittura amante, ma è ineliminabile la speranza di avere un tempo che consenta un vissuto di almeno parziale dispiegamento e compiutezza.

Spesso il silenzio si è posto anche tra di noi, anzi si potrebbe dire che con il parlare di casi abbiamo consentito di mascherare l’esperienza personale. D’altro canto forse questa ha bisogno del ricovero dato da un dialogo individuale che la fa elaborare con la dovuta riservatezza.

Personalmente sento da alcuni mesi che è venuto il tempo di occuparmi di altro, di lasciarmi prendere dai temi che la vita personale e professionale mi sta proponendo. Ogni altra aggiunta in questo momento mi appare teorica e quindi rischierebbe di assumere il valore dubbio di un indulgere. Rimane con me la consapevolezza di essere passata da un’esperienza indelebile che si rinnoverà nelle molteplici vie della comunicazione interpersonale autentica.

 Ripercorrendo la storia di questi anni, il gruppo ha cercato di fare un bilancio di questa esperienza. La grande ricchezza è stata per tutti il prendere le mosse dall’idea iniziale di Francesco: il condividere lo sguardo sulla sofferenza e sulla morte con persone malate gravemente. L’idea di Francesco era proprio quella di non separare i vissuti dei “sani” da quelli dei “malati”, ma di condividerli in un’esperienza comune di vita.

 I messaggi più importanti che ne sono scaturiti sono due:

1) la possibilità di aiutare chi soffre e chi gli sta intorno a vivere la sofferenza come un’opportunità di vita. L’opportunità che la sofferenza dà sul ripensarsi nella malattia e nella vita.

2) la necessità di stimolare la comunicazione (fatta di gesti e di parole) sia con chi vive di persona la sofferenza, sia con gli operatori che lavorano a stretto contatto con la sofferenza. Si è rilevato infatti che tra gli operatori (medici e paramedici) spesso c’è la paura (pe4r non dire il disinteresse) a confrontarsi con la sofferenza degli altri. La necessità di comunicare la propria intimità è cosa che spesso è difficile fare proprio con le persone che abitualmente si sentono più intime. Il corpo sofferente spesso comunica anche simbolicamente questo bisogno di intimità (ad esempio il lavare la persona).

 Pensare alla morte e alla malattia è un po’ una “scuola” di vita. Un po’ come fare i genitori. Ma come si può codificare, insegnare, questa riflessione? Forse non si può insegnare, ma è possibile prendere coscienza che la malattia è un evento della nostra vita. E’ possibile non sentirla come “ignoto” e dunque non averne una tremenda paura.

Il gruppo sulla sofferenza del corpo ha avuto, in questo senso, un taglio decisamente esistenziale, in cui la riflessione che ne è scaturita è diventata coralità, un modo di vedere la vita che porteremo sempre dentro di noi, pronta per essere comunicata ad altri.


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18/08/2007